Passioni in onda. La storia di Marco Lastella

Passioni in onda. La storia di Marco Lastella

Marco è un vulcano. È speaker radiofonico, responsabile tecnico e di produzione, fonico e regista per Radio Mast, la web radio dello Spazio Mast a Rho. È anche speaker pubblicitario (realizza spot radiofonici e Jingle cantati) e all’occorrenza si occupa anche di organizzazione/gestione eventi, di social media management e di fotografia.

Insomma è una vera forza della natura, o meglio, la sua voce lo è di certo!

Ecco la storia di Marco Lastella.


 

Innanzitutto ciao, io sono Marco.

Già che mi trovo a parlare di orientamento, sento di dover premettere che il mio percorso personale è stato un elastico continuo, a cominciare dal mio percorso scolastico, che è stato completamente diverso da ciò di cui sono finito ad occuparmi dopo.

Studiavo elettronica e un bel giorno mi sono imbattuto a scuola in una bellissima locandina che diceva “cercasi speaker radiofonico”. Era l’annuncio di una web radio che sarebbe nata di lì a poco sul territorio di Rho.

Da lì si è aperto un mondo. Sono stato tutto e niente, nel senso che durante tutto il mio percorso ho fatto tantissime cose: sono stato un fotografo, un grafico, uno speaker, un cantante, un musicista, tantissime cose e tutte queste cose mi sono servite per poi arrivare a quello che attualmente sto facendo cioè effettivamente lavorare con la mia voce.

Ora lavoro con stazioni radiofoniche, faccio siti web per stazioni radiofoniche, collaboro con musicisti e con artisti… E tutte queste cose mi sono servite tanto: alcune le ho portate dietro per tutto il mio percorso, mentre altre a un certo punto sono diventate delle zavorre per me, qualcosa che sentivo che non mi faceva proseguire nel mio percorso.

 

Spiegaci meglio…

Penso che siamo molto distratti attualmente, cioè personalmente io nel mio percorso scolastico sono stato distratto da tantissime cose e adesso mi sento ancora più distratto. Riuscire a trovare la propria passione in mezzo a un mare di cose che ci bombardano tutti i giorni è difficile. Quello che è servito a me e che vorrei riportare in questa testimonianza è il fatto che la passione ti risucchia, ti chiama. È un istinto talmente primordiale che ti porta poi innegabilmente sul percorso giusto.

Decidere di prendere delle scelte anche difficili, decidere di lasciare andare qualcosa magari di più sicuro ma di meno appagante e appassionato, avere la propensione a rischiare, a cambiare strada pur di seguire qualcosa che mi piaceva, credo mi abbia molto aiutato a sviluppare il mio lato più creativo, più coraggioso e più artistico.

Questo mi ha permesso di andare avanti e di dire “ok magari non ce la faccio ad arrivare dove vorrei però, cavoli, nel mio campo so che posso (e voglio) metterci del mio!”

 

Che tenacia!

Per me non c’è un piano B. C’è un solo piano A. Nel profondo in fondo si sa chi si vuole essere e cosa si vuole fare. Ognuno di noi sotto sotto sa bene chi vorrebbe essere e diventare davvero!

Il problema è poi riuscire a realizzare quello che si sente proprio.

Il concetto è scopri le tue passioni e tienile vive, coltivale, arriva a capire dove potrebbero portarti o come potresti sfruttarle per arrivare dove vuoi.

 

Ci sono potenzialità più adatte ad un contesto lavorativo che ci suggerisci di sviluppare?

Io mi identifico in tante potenzialità, ma tante volte mi è capitato che le altre persone mi riconoscessero delle potenzialità che io non avrei ricondotto a me o in cui proprio non mi ritrovo.

Invece riconosco in me stesso la capacità di fare amicizia molto facilmente, credo che sia una delle mie più grandi potenzialità. Sinceramente penso che questa mia attitudine mi abbia aiutato parecchio nel mio lavoro.

 

Ma come fare a identificare queste potenzialità?

Io ho identificato la socialità, la capacità di fare amicizia facilmente perché per me è la cosa più semplice e naturale del mondo. Puntare su quello che per te è qualcosa di semplice e naturale per arrivare dove vuoi penso sia la vera chiave del successo.

 

Hai un ultimo consiglio?

Una cosa che credo serva molto è non prendersi in giro. Nel senso, bisogna essere in grado di analizzarsi, sapersi ascoltare poi riuscire a valutare se, al di là di ciò che ci piacerebbe idealisticamente fare, siamo capaci davvero a fare quella cosa, se siamo davvero bravi. In caso contrario bisogna avere l’umiltà di rendersene conto e la determinazione di formarsi, di imparare, per arrivare ad un livello professionale, affinando le proprie capacità.

Lascia un commento