Crederci fino in fondo, sempre e comunque. La storia di Silvia Castiglioni

Crederci fino in fondo, sempre e comunque. La storia di Silvia Castiglioni

Silvia è una giovane attrice e operatrice di Teatro Sociale. Il teatro è innegabilmente la sua vita e la sua grande passione. Ad oggi non è l’unica cosa di cui si occupa, ma lei non si arrende e persegue il suo sogno con determinazione e con una buona dose di lungimiranza, perché, come dice lei stessa: “Tutti i grandi non avevano un piano B; o meglio, il loro piano B era funzionale al piano A”.

Ecco la storia di Silvia Castiglioni.


 

Ciao a tutti,

mi presento. Io sono Silvia, vengo dal territorio Rhodense e sono un’artista. Mi occupo di teatro, arti performative e di teatro nel sociale come attrice e conduttrice di laboratori.

Negli anni ho scoperto che il teatro era la mia strada, era il mio amore, era il mio fuoco. Per questo mi sono laureata circa un anno fa, in pieno lockdown, in Filologia Moderna, profilo artistico-performativo e ho conseguito il diploma come operatrice di Teatro Sociale.

Cosa faccio oggi di questo? Direi ben poco, o, quantomeno, non quanto e come vorrei. Poco perché c’è stata la pandemia, poco perché ci sono stati tantissimi altri problemi. Però, nonostante tutte le difficoltà, faccio davvero tutto quello che posso per fare teatro, perché è il mio sogno e ci credo con tutta me stessa.

Certo, per sopravvivere non faccio solo teatro; ad esempio ho cercato in tutto quest’anno di re-investire un po’ le mie competenze e conoscenze diventando tutor di greco e di latino prima e insegnante alla scuola dell’Infanzia poi.

Però in tutto questo l’obbiettivo mi rimane ben chiaro in testa e, pur facendo anche altro, cerco di fare in modo di cogliere tutte le opportunità che mi si presentano per fare quello che mi piace davvero e in cui credo, ovvero il teatro.

Essere elastici ma testardi e determinati secondo me è una cosa fondamentale da imparare!

Le variazioni di programma fanno parte del gioco, ma bisogna avere il coraggio di credere fino in fondo in ciò che si fa.

 

Una cosa che ho imparato sulla mia pelle è che tutti i più grandi non avevano un piano B, o meglio, il loro piano B era funzionale al piano A. Mi spiego meglio.

Come dicevo, io non mi occupo solo di teatro, faccio anche altro. Ma cerco di aprirmi ad altri lavori e attività che comunque mi permettono in qualche modo di mettere in gioco quanto ho appreso col teatro o che hanno in qualche modo a che fare con quell’ambito, come ad esempio insegnare, parlare in pubblico, lavorare in squadra, ecc.

Il teatro, l’arte, la cultura e gli eventi culturali, intesi come autentica espressione personale, strumenti di inclusione e possibilità per orientarsi al contatto con l’altro e con la diversità, sono sempre stati i punti cardine della mia esperienza formativa e professionale fino ad ora.

Inoltre, parte di quello che guadagno facendo altro lo sfrutto investendo in formazione per potenziare il mio piano A (il teatro), perché è ciò che voglio fare davvero e non mi arrendo!

 

Penso che se avete un sogno, una passione, delle competenze e scegliete di investire il vostro futuro, le vostre energie, il vostro entusiasmo in questo sogno, non ci devono essere limiti, paure, momenti di scoraggiamento che vi allontanino da esso, perché se voi ci credete davvero quel sogno prima o poi si deve realizzare.

Certo, occorre però fare una precisazione. Credere nel proprio piano A è fondamentale, ma a volte la passione non basta. Non basta essere molto appassionati di una cosa perché questa diventi il tuo lavoro!

Ci vogliono davvero tanto coraggio e determinazione a voler portare a compimento le proprie scelte, le proprie decisioni! Questo nonostante chi dice che non ce la farai, che non è giusto ciò che fai, che non ha senso, che dovresti puntare su altro.

 

Certo, bisogna anche avere credibilità in quello che si fa e si vuole fare: non basta voler fare qualcosa, è necessario formarsi, mettersi in discussione, diventare davvero esperti in quella che è la propria attitudine.

Perché una passione diventi un lavoro o un percorso di studio soddisfacente, non basta solo dedicarsi a qualcosa che “ci piace fare” o “ci piacerebbe fare”. Questo aspetto è imprescindibile ovviamente, ma appunto ci vuole di più: deve trattarsi di qualcosa che ognuno di noi sente che effettivamente sa fare, in cui si sente bravo/a e in cui sente che potrebbe effettivamente riuscire.

Questo non significa affatto essere dei geni o doverlo diventare! Però se io pratico quella determinata scelta, se io scelgo quel sogno, devo poi avere il coraggio di dire “Ok questa cosa mi piace da morire, sento che è ciò che voglio fare davvero. Sono disposto a perderci anche le notti? Sono disposto a dedicarmici anima e corpo? Sono davvero disposto a faticare su questa cosa e a fare dei sacrifici per arrivare a praticarlo come lavoro?”.

Questo è un esame di coscienza imprescindibile se si vuole fare di una passione un lavoro. Senza non ci sarà mai la giusta determinazione e motivazione per arrivare fino in fondo.

Ci sono comunque da mettere in conto i fallimenti, gli “io non ce la faccio”, i momenti in cui si pensa “ma non era meglio fare altro nella vita?”. Questi momenti ci sono ed è normale, però è importante saperli gestire e avere sempre ben chiaro in testa il piano A, volerlo così tanto da trovare la motivazione sufficiente a superare i momenti no e andare avanti.

 

Lascia un commento